One Health per le pandemie del futuro

Globalizzazione vuol dire interagire a livello globale: innanzitutto sono le merci che partono e arrivano in posti molto lontani tra loro. Anche le persone , spostandosi in aereo, coprono grandi distanze in poco tempo. In questo senso siamo tutti più vicini. Come per ogni cosa, ci sono dei vantaggi, ma anche degli svantaggi: ad esempio, anche le malattie si “spostano” più facilmente da un territorio all’altro. Insomma, anche le malattie ci sono più vicine.

Si capisce subito come sia allora di fondamentale importanza riuscire da un lato prevedere e dall’altro contenere possibili epidemie, che rischierebbero di sfociare in pochissimo tempo in pandemie, affliggendo quindi le popolazioni di vastissimi territori e addirittura continenti diversi.

Prevedere le epidemie vuol dire innanzitutto capire come una malattia contagiosa si diffonde. La cosa non è sempre semplice perché ci possono essere diverse modalità di trasmissione e per ciascuna diversi vettori di trasporto degli agenti patogeni. Inoltre questi patogeni possono restare silenti per lunghi periodi per poi ricomparire all’improvviso, in presenza di certe condizioni, e mietere vittime.

Tanto per fare un esempio concreto,
prendiamo la zanzara Aedes mcintoshi, che in Sudafrica si ritiene essere il principale vettore della “Febbre della Rift Valley” – un virus che provoca aborti e decessi negli animali domestici e selvatici e può essere trasmesso anche agli esseri umani.
Le femmine di questa zanzara trasmettono il virus alla prole e le uova riescono a superare i tipici lunghi anni di siccità della regione. Nel momento in cui le uova si schiudono, la nuova generazione infetta il bestiame e la fauna selvatica. In questi nuovi ospiti, il virus si moltiplica; e quando zanzare a più vasta diffusione (come Culex e Anopheles) pungono gli animali infetti, il focolaio iniziale diventa un’epidemia in rapida espansione.


Da questo esempio emerge anche un altro fattore importante: la connessione con gli eventi meteo (le uova di zanzara si schiudono quando piove). Il fatto che il meteo giochi un ruolo importante nella diffusione delle malattie è noto da tempo: Ippocrate lo aveva capito già nel 400 a.C. che l’ambiente (meteo incluso) conta. Ma un approccio multidisciplinare che tenga conto di queste interconnessioni virus, fauna, ambiente, meteo è stato suggerito in maniera decisa solo nel 1964, quando l’epidemiologo Calvin Schwabe propose una stretta collaborazione tra il mondo della medicina rivolta agli uomini e quella rivolta agli animali, sia domestici  che selvatici. Era quella che Schwabe chiamò “One Medicine”, che poi si è evoluta in “One Health”, includendo anche la componente ambientale.
E se pensiamo ai cambiamenti climatici in corso e a cosa comporteranno - variazioni di habitat e conseguenti variazioni di distribuzione delle popolazioni di animali, virus e esseri umani- capiamo come possa essere utile realizzare modelli per prevedere future epidemie che tengano conto anche delle nuovi e delle future condizioni  meteo; perché siano efficaci, questi modelli dovranno essere sensibili a scala regionale.

Ad oggi siamo ancora all’inizio di questo tipo di approccio, a causa della complessità e dell’ammontare sostanzioso di fondi necessari, anche se dovrebbe rivelarsi conveniente sul lungo periodo. Ma per prevedere le epidemie è importante che ci sia una comunicazione costante tra le varie discipline e che si cerchi di avere un quadro generale complessivo.

D’altronde il prevedere le epidemie e dove si potrebbero diffondere non è l’unica arma di cui disponiamo per affrontare le malattie contagiose: possiamo infatti cercare di contenerle.

Per contenere un’epidemia bisogna innanzitutto riconoscere prontamente la malattia e i segnali della sua diffusione. Per farlo si stanno studiando sistemi di allerta precoce (ad esempio quando gli animali si ammalano); e ci sono proposte per potenziare  le infrastrutture e formare operatori nei Paesi in via di sviluppo, in modo che sappiano riconoscere e anche attivare le adeguate procedure di contenimento immediatamente.

Insomma, per affrontare le pandemie del futuro in un mondo sempre più globalizzato e in rapido mutamento,  servirà una condivisione globale di risorse e di saperi.

Shake Your Mind!



PER APPROFONDIRE
Animals at your doctor office? One Health, one solution - LifeAPPS

One Health Model -Wikipedia

“Inseguendo la febbre” di Lois Parshley – LeScienze 599