La flessibilità degli Sciami di Robot

L’unione fa la forza!
Potrebbe essere questo un motto azzeccato per descrivere l’azione degli “sciami di robot”.  Gli s-bot  - dove la s sta per swarm –sciame – sono insiemi di robottini che agiscono tutti insieme per portare a termine un compito. La particolarità sta nel fatto che non c’è un’entità dall’alto a dir loro esattamente cosa fare oppure  come muoversi precisamente. Diciamolo in un altro modo: si muovono e agiscono  in base a segnali ricevuti e scambiati con altri s-robot nelle loro immediate vicinanze. Questo è grandioso perché li rende in una certa misura autonomi e in grado di “arrangiarsi” per risolvere alcune sfide e affrontare difficoltà in cui potrebbero imbattersi! In altri termini, li rende più flessibili, cioè capaci di gestire un numero molto elevato di condizioni operative riducendo al minimo o annullando i tempi di set-up.  Cosa  assai utile ad esempio, per i primi interventi di soccorso in seguito a terremoti o di perlustrazione di una zona pericolosa.


Di s-bot ce ne sono di diversi tipi, progettati per portare a termine missioni diverse: da quelli “pesce” per il rilevamento e la mappatura di ambienti marini, a quelli “api” per monitorare e intervenire in supporto di questi importanti insetti. E in genere gli sciami di robot prendono proprio spunto dal mondo degli insetti sociali.

Gli insetti sociali sono insetti che cooperano spontaneamente e senza una guida dall’alto; un esempio classico è quello delle formiche. Queste agiscono collettivamente per un fine comune, ad esempio per portare il cibo al formicaio.
Ma come fanno a trovare il percorso più breve?
Semplice, seguendo tracce chimiche lasciate lungo il percorso “cibo – formicaio”. Inizialmente vi arrivano seguendo percorsi casuali, più o meno lunghi. Ma quelle che hanno scelto il tragitto più breve faranno più in fretta a tornare al cibo e poi nuovamente al formicaio. E così facendo rafforzeranno il segnale chimico di quel tragitto. Le altre, attratte da un segnale chimico più forte rispetto a quello degli altri tragitti, saranno spinte a seguire a loro volta a percorrere il tragitto più breve, rafforzando ulteriormente il segnale.
Da notare come da comportamenti elementari semplici si ha quindi l’emergere di un’intelligenza collettiva.

Ma per prendere spunto dall’intelligenza collettiva di questi insetti sociali bisogna innanzitutto comprendere come funziona; poi tradurlo in algoritmi per gli s-robot.

Vi lascio infine con questo breve video in cui un gruppo di ricercatori di un progetto europeo a Graz (Austria) si sta spingendo anche oltre, nel senso che ipotizza un giorno di far comunicare robot con le api, per aiutarle a sopravvivere alla forte pressione ambientale esercitata su di esse.



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