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La risata dei topi

Topi. Forse le più famose tra le cavie animali.
Ma se finiscono tra quelli usati dal neuro scienziato, Jaak Panksepp potrebbero sì morire, ma dalle risate.
Infatti dagli anni ’90 Panksepp e assistenti istigano la risata nei roditori con la tecnica dello "stimolo manuale etero specifico", che sostanzialmente è un modo per indicare il solletico.

E se aggiungessi che tutto ciò è mirato alla ricerca dei geni e delle molecole della gioia e alla cura della depressione e di altri disturbi?
Vi sentite almeno un poco increduli e sbalorditi?
Io sì.

Vediamo chi è Panksepp e riassumiamo brevemente le tappe di questo non così folle lavoro:

- Jaak Panksepp:
lo scienziato è ideatore dell’affective neuro science, la neuroscienza affettiva, disciplina che studia le basi neurobiologiche delle emozioni, ovvero dove esse risiedono nel cervello.

Il suo maggior contributo sta nell’aver individuato nella zona sottocorticale (la parte più antica) la coscienza e nell’aver identificato attraverso la ricerca condotta prima sugli animali poi sugli uomini i sette principali sistemi neuronali, cioè i “luoghi” nel cervello delle sette emozioni di base, comuni a tutti gli animali superiori.
Tali emozioni fondamentali sono: SEEKING, RAGE, FEAR, LUST, CARE, PANIC/GRIEF, and PLAY (la ricerca, la rabbia, la paura, la sessualità, l’accudimento, il panico/dolore, il gioco).
Panksepp ci tiene che vengano scritte in caratteri maiuscoli per evidenziare che le prove supportano una categoria di esperienze evoluzionarie simili tra differenti specie di mammiferi.

Infatti il pensiero complesso umano emerge dalla corteccia cerebrale, ma il suo lavoro sembra indicare che le emozioni di base abbiano origine in strutture cerebrali più profonde e antiche tra le quali l’amigdala e l’ipotalamo.

Nel 2000, a Londra, ha fondato con lo psicoanalista Mark Solms la società internazionale di neuro psicoanalisi per promuovere un ponte tra neuroscienze e psicoanalisi.

Tra le sue opere pubblicate: Affective Neuroscience e The Archeology of Mind, (2012).

In futuro si potrebbe arrivare alla somministrazione di sostanze e alla stimolazione cerebrale profonda (deep brain stimulation) per influire sui sistemi emotivi primari (più antichi) con lo scopo di avere effetti sui sentimenti più complessi derivanti anche dai sistemi neurali più recenti (secondario e terziario).

- Solleticare i topi:
Più specificatamente, il lavoro sui topi si inquadra in quello più vasto dell’indagare l’origine della gioia, per poterla poi ad esempio amplificare ed ottenere effetti benefici contro patologie tra cui la depressione.

La gioia è legata al gioco. Giocare è un processo cerebrale che fa sentire bene, che permette all’animale di legarsi pienamente con un altro animale.
Ora, i topi sono facilmente allevabili e gestibili in laboratorio. E i topi giovani sono dei giocherelloni.
Serviva però un comportamento che potesse essere usato per dare una misura del gioco, come ad esempio il saltare l’uno contro l’altro, cosa comune tra i topi che giocano.

- La scoperta della risata dei ratti si è avuta durante la ricerca di una qualche vocalizzazione caratteristica del gioco. Non ce n’era nessuna nell’intervallo dell’udibile umano, ma con una strumentazione in grado di rilevare gli ultrasuoni, si è scoperto che mentre i topi giocano emettono dei suoni simili ad un richiamo, a frequenze che cadono intorno ai 50 KHz.

- A questo punto, Panksepp ebbe l’intuizione (o l’illusione, come lui stesso dice) che la risata dei topi avesse qualcosa di simile o in comune a quella umana, o che perlomeno ci fosse un legame ancestrale tra le due.

- Vennero condotti studi sistematici.
Per indurre la risata si provò a fare il solletico ai topi in vari modi, definendo infine una procedura standard. Notare che i topi soffrono particolarmente il solletico dietro la nuca, zona su cui si concentrano i soggetti giovani durante il gioco.

I risultati di tali studi rivelarono:

- un’impressionante sovrapposizione fra le caratteristiche funzionali ed espressive di questa risposta cinguettante dei giovani roditori e la risata dei bambini;

- che i ratti che soffrivano di più il solletico (cioè che emettevano più suoni a 50 KHz) erano anche gli esemplari più giocosi;

- che la risata nei giovani ratti favoriva il legame ratto/uomo;

- che alcuni stimoli ambientali contrastanti riducevano considerevolmente la percentuale di risate nei soggetti studiati (Ad esempio, in caso di solletichio costante il cinguettio diminuiva di molto se veniva messo pelo di gatto nelle vicinanze dei topi);

- che tra i ratti adulti soffrivano il solletico soprattutto quelli che erano stati più solleticati da piccoli.

In questo video, in cui è lo stesso Panksepp a illustrare il suo lavoro, si può vedere al minuto quattordicesimo come i topi inseguono contenti le sue mani solleticatrici e inoltre sentire i suoni che emettono, ovviamente abbassati di frequenza perché rientrino nel nostro campo udibile:


FONTI:
-“Il topo che rideva” di Jesse Bering, Le Scienze n529 Settembre 2012
- Intervista a Panksepp di Pamela Weintraub per Discover magazine
- http://www.atlantidezine.it/parola-di-neuroscienziato-affettivo-il-mouse-ridens-ci-guarira.html