Immagine Header

Paguri per esperimenti sociali

Studiare gli animali per saperne di più su di noi, in quanto uomini.

 E’ una cosa che facciamo da tempo e in molti modi e per vari campi di ricerca.

Ad esempio, usiamo i moscerini per la genetica, ratti e topi per alcune malattie, lumache di mare per le basi molecolari di apprendimento e memoria.
 
Esperimenti con i paguri potrebbero però essere tra i primi in grado di creare modelli di sistemi sociali umani usando animali più semplici di noi.

A pensarla così è anche Ivan Chase, professore emerito alla Story Brook University che studia le dominanze gerarchiche e la distribuzione di risorse scarse, oltre ad altri argomenti sociologici, ecologici ed evolutivi.
Il suo e altri gruppi di studio hanno studiato i paguri e come questi cambiano “casa”, ovvero conchiglia.

I paguri sono crostacei con addome ricurvo e molle che vivono in conchiglie vuote così che, in caso di pericolo, essi possono mettersi al sicuro ritirandosi completamente all’interno.
La parte terminale della coda di un paguro è adatta per afferrare fortemente la conchiglia che porta sempre con sé.

Quando cresce e le dimensioni del guscio-casa non sono più adatte, abbandona la vecchia conchiglia e ne cerca una nuova, che possa proteggerlo.

Il punto è che quando ciò avviene, un altro paguro, più piccolo, può trovare interessante la conchiglia abbandonata dal primo, e fare a sua volta un cambio di abitazione, lasciando a disposizione la sua vecchia conchiglia per un terzo paguro in cerca di casa, e così via.

Video sullo scambio di conchiglie tra paguri:
https://vimeo.com/117375257

Questo meccanismo di cambio e distribuzione di risorse, è noto ai sociologi ed economisti come vacancy chain (catena di opportunità). In una sequenza di scambio di questo tipo, ogni soggetto partecipante trae un certo vantaggio. Si contrappone alla competizione, la quale vede solo un vincitore.

Anche se i campi in cui sono state identificate le vacancy chain sono piuttosto vari (tant’è vero che si va dal mercato immobiliare a quello delle auto, fino ai posti di impiego in aziende), ci sono alcune caratteristiche generali a cui le risorse in gioco sottostanno.
A identificare i requisiti fondamentali di queste è stato Harrison White, che fu anche il primo ad usare termine “vacancy chain” negli anni sessanta.

Le risorse per una vacancy chain devono essere:

- Qualcosa di individuabile, riutilizzabile, e definibile in termini di unità discrete;

- Occupate o possedute solo una alla volta da un’individuo o famiglia;

- Molto desiderate;

- Relativamente difficili da ottenere;

- Un’unità risorsa è abbandonata quando ne viene acquisita una nuova;

- Una risorsa di questo tipo non si può prendere fino a quando non diventa libera.

La cosa curiosa è che, in una vacancy chain, sembrerebbe siano favoriti, in media, circa tre individui o gruppi alla volta, e ciò vale sia fra i paguri che tra gli esseri umani.

Una coincidenza?

O una qualche analogia ancora sconosciuta fra la nostra demografia e quella dei paguri?

Chase suggerisce speranzoso che “dato che la catena è definita dal tipo di risorsa e non dal tipo di individui, studiando i paguri potremmo chiarire come massimizzare la distribuzione delle risorse nella popolazione umana".

I ricercatori potrebbero dare a un gruppo di paguri conchiglie di diverse grandezze e condizioni, variare i tassi di nascita, di morte e di "età di pensionamento" aggiungendo o rimuovendo granchi, gestire le conchiglie per determinare quale situazione porti al numero massimo di individui o gruppi che, nel minor tempo possibile, hanno migliorato la propria situazione”.

Restiamo in attesa di ulteriori studi.

Per approfondire:
“La vita in un guscio“ di Ivan Chase – Le scienze, 529, Settembre 2012.
https://vimeo.com/117375257