Protezione delle acque internazionali: la riserva del Mare di Ross

   Le acque internazionali sono complicate da gestire. Sono territori così vasti da costituire i due terzi degli oceani del pianeta e non sono regolamentati se non a eccezione di qualche legge globale, come quella sull’estrazione mineraria.
   Questo perché, stando alle leggi internazionali,  i paesi possono imporre la loro sovranità e quindi controllare l’uso delle risorse provenienti dal mare (pesca, estrazione del petrolio, etc.) all’interno della Zona Economica Esclusiva, cioè fino a 200 miglia nautiche dalla linea della costa (corrispondono a 370 chilometri).
   Oltre le 200 miglia nautiche, le acque degli oceani sono dette acque internazionali, e non appartengono a nessun paese in particolare.
In queste acque di nessuno  (e di tutti) però la pesca eccessiva, anche di specie a rischio, è diffusa, ed è un fattore di rischio per la conservazione della biodiversità e della salute degli oceani.
In queste acque di nessuno, la creazione di un’area marina protetta non è cosa facile.  Le difficoltà nascono dal fatto che si devono firmare accordi internazionali, affinché siano riconosciuti, rispettati e tutelati da tutti. Detto ciò, non stupisce che di aree marine protette in acque internazionali ce ne siano poche e in genere di piccole dimensioni.

Ma il 1 dicembre 2017 ne è stata ufficialmente inaugurata una molto vasta, nella zona del mare di Ross, Antartide: 1,55 milioni di chilometri quadrati, di cui 1.12 milioni completamente protetti. A riconoscerla 25 Paesi, tra cui Unione Euopea, Stati Uniti, Australia e Russia.  
L’Area Marina Protetta è stato il risultato unanime dei  25 membri della CCAMLR (Commission for the Conservation of Marine Living Resources – Commissione per la conservazione delle risorse marine viventi ) a favore della proposta fatta da Nuova Zelanda e Stati Uniti.

Degno di nota è comunque  il fatto che per realizzarla ci sono voluti 5 anni di riunioni, contrattazioni, compromessi. Ad esempio Russia  e Cina che avevano pescherecci che si recavano in quelle zone a pescare erano titubanti. I firmatari hanno prestato attenzione alle parole degli scienziati che hanno identificato le zone più utili da proteggere in quanto fondamentali per la riproduzione e la crescita di certe specie. L’area è stata suddivisa zone in cui  la pesca commerciale non è permessa (circa il 72%) e altre in cui la pesca è  permessa limitatamente  al fine di ricerca scientifica.

La CCAMLR si preoccuperà inoltre di svolgere monitoraggio e valutazione sul progresso scientifico, facendo verifiche ogni 5 anni e valuterà ogni 10 anni se gli obiettivi sono stati raggiunti, se sono rilevanti o se possono essere migliorati.
In realtà dovremmo forse dire che la riserva marina del mare di Ross è in prova: dopo un trentennio andrà rivalutata la situazione, i benefici sperati per l’habitat oceanico e per le specie tutelate, e poi si dovrà decidere se mantenerla così com’è o modificarne i confini.
I precisini potranno obiettare che allora non è una vera e propria riserva, in quanto ha una scadenza temporale; vero. Ma è comunque un primo passo nel proteggere qualcosa che è complicato da proteggere e mettere sotto tutela.
Qualcun altro può ancora obiettare che sono le leggi dell’uomo a renderlo complicato da proteggere. Vero anche questo, ma se ci basassimo sul buon senso e sui valori nostri e altrui probabilmente finirebbe peggio. Quindi proviamo a essere un poco soddisfatti di quanto raggiunto.


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