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Tsunami "nostrani"

Un po’ per noia, un po’ perché mi rigira in testa da qualche giorno, cerco una parola: ”Tsunami”. In giapponese vuole dire: ”onde su porto”.
E’ l’analogo del nostro “maremoto”; ed è allora che mi soffermo su altre due parole: “nostro” e ”maremoto”. E mi pongo infine la domanda: ci possono essere maremoti, anche qui, nel nostro mediterraneo?

Facendo una rapida ricerca scopro che sì, ci possono essere. Magari non così violenti e distruttivi come quelli che avvengono altrove, ma si possono verificare e fare un bel disastro.
E ci sono stati, proprio in Italia, in passato; uno dei più distruttivi è avvenuto nel 1908 nell’area Calabro-Siciliana, a seguito del terremoto di Messina. Il violento tsunami che seguì la scossa principale causò ingenti danni e migliaia di vittime, con onde che si propagarono fino a Malta e raggiunsero i 13  metri di altezza sulle coste calabre, a Pellaro.
 


Ma quali sono le cause di un maremoto?
Altra rapida ricerca e… le trovo!
Innanzitutto le cause sono potenzialmente molteplici: terremoti, frane, eruzioni vulcaniche sottomarine ... di fatto si devono verificare particolari condizioni, tra cui la fondamentale è lo spostamento impulsivo di una grande massa d’acqua.

La maggior parte degli tsunami è causata da forti terremoti sottomarini o in prossimità della costa, ma, ed è il caso di sottolinearlo, non tutti i terremoti sottomarini sono in grado di generare tsunami!
Un terremoto, per poter generare uno tsunami, deve:
1) avere una magnitudo (energia), molto elevata,
2) avere un ipocentro (profondità focale) non troppo profondo,
3) essere in grado di produrre uno spostamento verticale del fondo marino capace di mettere in moto la massa d’acqua  sovrastante.

Quando ciò avviene, una parte del fondale si solleva bruscamente con uno spostamento verticale; la massa d’acqua sovrastante perde il suo equilibrio e comincia a formare in superficie delle onde, alte poche decine di centimetri e con una grande lunghezza d’onda (cioè una grande distanza tra due creste successive). In mare aperto le onde sono quasi impercettibili: di rado superano il metro di altezza ma la loro lunghezza d’onda può essere di centinaia di chilometri.
Cosa vuol dire in termini pratici? Che una nave di passaggio nella zona di generazione può non accorgersi del fenomeno!!


A questo punto siamo arrivati a parlare dell’essenza distruttiva del maremoto: le onde di tsunami. Queste onde sono profondamente diverse da quelle normali, create per “stiramento” dal vento, che vediamo ogni giorno correre leggere e infrangersi spumose tra gli scogli.
Mentre quelle prodotte dal vento muovono solo gli strati più superficiali della colonna d’acqua, lasciando imperturbata la parte profonda, le onde di tsunami muovono tutta la colonna d’acqua, dal fondale alla superficie!! Inoltre sono molto più veloci.


Questo spiega perché le onde di tsunami, anche basse, hanno forte energia e sono in grado di penetrare nell’entroterra per parecchie centinaia di metri e causare gravi danni.

Ecco,  ma cosa succede quando le lingue d’acqua distruttrice di uno tsunami raggiungono la costa?
Quando si avvicinano alla costa subiscono una trasformazione: la loro velocità si riduce (essendo direttamente proporzionale alla profondità dell’acqua) e di conseguenza l’altezza dell’onda aumenta, fino ad arrivare a raggiungere anche alcune decine di metri.

Acqua contro terra.
Lo tsunami che raggiunge la costa può apparire simile ad una marea che cresce molto rapidamente, sollevando il livello generale dell’acqua anche di molti metri; oppure si può presentare come una serie di onde, delle quali la prima non è necessariamente la maggiore; in altri casi si presenta come un vero e proprio muro d’acqua e, in questi casi, l’impatto delle onde di tsunami sulla costa è molto spesso devastante.


Sperando di non trovarsi mai di fronte a un’onda tsunami, non rimane che vedere cosa possiamo concretamente fare prima, e durante il verificarsi di tale fenomeno, dando un’occhiata a questo link a cura della protezione civile.

NORME DI COMPORTAMENTO:
Alcuni consigli per il prima, il durante e il dopo:
http://iononrischio.protezionecivile.it/campagna-maremoto-io-non-rischio-2/sei-preparato/

Wave your mind! Ehm … shake your mind!!



PER APPROFONDIRE:
 -) Il sito web della Protezione civile con le norme di comportamento in caso di maremoto:
www.iononrischio.protezionecivile.it
-) Il sito web della rete mareografica nazionale a cura dell’Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale (ISPRA): www.mareografico.it
-) Rischio maremoto:
http://www.protezionecivile.gov.it/jcms/it/rischio_maremoto.wp
 -) INGV Roma –TSUNAMI
http://roma2.rm.ingv.it/it/tematiche/33/tsunami