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Udito: il danno inaspettato

Quante volte tornando da serate in discoteca o da qualche concerto rock abbiamo sentito le nostre orecchie fischiare oppure come se fossero leggermente ovattate? E puntualmente ci siamo detti: “un paio di giorni e tornano come nuove!”
 
Ecco, il problema è che recenti studi suggeriscono che, in realtà, le nostre orecchie potrebbero non tornare affatto come nuove. Il danno subito potrebbe essere irreversibile.

L’uso del condizionale per ora è d’obbligo, poiché gli studi svolti sono più che altro riguardanti animali e poco materiale documentato c’è ancora per gli uomini, anche se gli indizi e le somiglianze sembrano tendere per risultati analoghi.

Se guardiamo al processo uditivo e alle parti che lo rendono possibile (orecchio esterno, condotto uditivo, timpano, coclea, cellule ciliate esterne ed interne..) ci rendiamo conto di quanto ascoltare e comprendere un suono sia un processo che coinvolge più componenti. Ciascuno deve funzionare correttamente affinché ci sia un buon risultato.



Test diagnostici:
Servono quindi dei test diagnostici, per capire se le varie parti funzionano bene o se sono danneggiate. Ad esempio, per verificare se c’è un danno all’udito indotto da rumore, negli ultimi sessant’anni si è fatto uso dell’audiogramma, in quanto in grado di rivelare la presenza di un danno alle cellule ciliate dell’orecchio interno. Quello che infatti è riconosciuto e accettato è che il danneggiamento e la perdita delle cellule ciliate compromette le soglie che possono essere percepite.

Perdita di udito nascosta:
Il problema è che danni immediati e irreversibili alle fibre del nervo acustico, cioè il nervo che invia le informazioni uditive al cervello, possono essere causati anche da esposizioni che portano solo ad aumenti momentanei delle soglie uditive.
In particolare, i danni alle fibre del nervo acustico non sono rilevabili tramite audiogramma e al momento si sta cercando un test efficace per rilevarli.
Per questo motivo si parla di “perdita di udito nascosta”, una malattia che può ostacolare la capacità di elaborazione e quindi la comprensione dei segnali. Qualcosa del tipo che sentiamo il suono di una parola, magari sussurrata, ma non riusciamo a comprenderla.

Prevenzione:
Dato che prevenire è meglio che curare (soprattutto in quanto in questo caso non ci sono ancora cure!!), un paio di consigli utili sono:

1. Diventare consapevoli dei luoghi in cui ci sono rumori potenzialmente dannosi.
Esistono app gratuite o quasi che forniscono letture attendibili della pressione sonora prodotta da una sorgente sonora.
Le diverse agenzie che disciplinano i livelli di rumore consigliano limiti differenti. In parte perché non tutte le orecchie sono ugualmente delicate, e in parte perché il danno deriva da combinazioni di fattori quali durata esposizione, intensità e frequenza del rumore.

Ad esempio, la statunitense ”Occupational Safety & Health Administration (OSHA) stabilisce che i livelli di rumore non debbano eccedere i 90 dB per giornata lavorativa di 8 ore.
Per ogni 5dB in più sopra le otto ore standard, l’OSHA raccomanda di dimezzare l’esposizione.
ES. un lavoratore non dovrebbe essere esposto a 95 dB per più di 4 ore al giorno; a 100 dB per più di due ore al giorno.

2. Usare tappi per le orecchie in schiuma. Si trovano in farmacia, costano poco e se correttamente usati possono attenuare il livello sonoro fino a 30 dB alle frequenze più pericolose. Nel caso di musicisti, esistono diversi modelli di tappi che abbassano il livello sonoro di 10 – 20 dB, portandolo ad un livello sicuro senza incidere sul timbro della musica.

Non mi resta che dire: ci sentiamo presto – si spera!

Immagine 1: Schema dei principali componenti che permettono il processo uditivo