JUVEN7US, cronaca di un "andare oltre"

7 anni di scudetto, oggettivamente, sono tanti. 7 anni fa, chi oggi ha iniziato le scuole elementari ancora non era di questo mondo. 7 anni fa, i laureati di oggi erano poco più che adolescenti. 7 anni sono un’eternità. E per questo, alla festa che ha tinto di bianco e di nero il cuore di Torino per l’ennesimo trionfo, colpisce la sobrietà che, al netto di esplosioni improvvise e sparpagliate di gioia, ha caratterizzato l’evento. 



C’è una spiegazione di fondo piuttosto semplice. Una spiegazione in grado di portare a galla quello che forse è stato uno degli ingredienti fondamentali di questo settenario di egemonia nazionale. Una spiegazione che, tra l’altro, ben evidenzia il motto scelto dai tifosi qualche anno fa, “fino alla fine”. È la capacità di andare oltre, di guardare un po’ più in là. La consapevolezza che ogni traguardo non è che un primo passo verso la successiva meta, e che pensare in grande vuole dire rimettersi subito in discussione. Anche cambiando gli interpreti.


Juventus, del resto, sta cercando di diventare concetto. È la strada intrapresa con la trasformazione del marchio in quella J che sa di brand, non di semplice stemma di una squadra sportiva. Idee, che possano parlare a tutti, anche al di fuori del calcio. È un progetto ambizioso, quasi arrogante. Ma il tifoso bianconero, sostanzialmente, è arrogante. Perché incontentabile, perché obiettivamente odiato da molti, un diverso dalla vita emotivamente tosta. La zebra, in fondo, non è un predatore: eppure non rinuncia alle sue vistose strisce, quasi uno stile da portare con orgoglio.



Testardaggine, ecco un’altra parola che calza a pennello. Perché la Juventus, in questi 7 anni, è stata testarda. Caparbia nella vittoria e nella sconfitta, nel riconfermarsi e nel rialzarsi dopo uno schiaffo (europeo, spesso). Alla fine, conta chi mostra di avere gli strumenti per dire la propria, sempre e comunque. Come chi, pur ostentando un certo snobismo, al passaggio dei giocatori sul bus scoperto non ha potuto che esultare come un bambino: perché lo sport è ancora magia. Ed una bandiera sventolata non può che smuovere il piccolo sognatore nascosto in ciascuno di noi.

Shake Your Mind!




FONTE IMMAGINI: foto personali