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Olimpiadi 2016: che successo, Italia!

Si sono conclusi da poco i giochi olimpici targati edizione 2016 in quel di Rio de Janeiro. Come ogni Olimpiade, è stata una manifestazione emozionante, travolgente e coinvolgente per tutto il Bel Paese. È un appuntamento sempre atteso, perché per due settimane ci si dimentica un po’ del calcio, per fare spazio ad altri sport e altri sportivi, meno conosciuti dal pubblico e considerati, spesso ingiustamente, sport minori.
L’Italia esce vincitrice dall’edizione numero trentuno dei giochi moderni, piazzandosi nella top 10 dei migliori paesi, obiettivo dichiarato dal CONI e dal suo presidente Malagò. Gli azzurri hanno conquistato la nona posizione del medagliere, con 8 ori, 12 argenti e 8 bronzi. C’è qualche rammarico per i tanti quarti posti (tra quelli più scottanti ci sono Vanessa Ferrari al corpo libero individuale e la squadra della ginnastica ritmica) e qualche argento dal profumo d’oro. Inoltre mancano le medaglie già annunciate, quelle considerate come già vinte dal pronostico, che la realtà ha trasformato in cocente delusione: per esempio Federica Pellegrini (quarto posto nei 200 sl per lei), Arianna Errigo (eliminata incredibilmente agli ottavi di finale nel fioretto individuale) e Gianmarco Tamberi (atletica), fermato da un infortunio accaduto a pochi giorni dalle Olimpiadi.

Al di là dei sogni sfumati, qualcun altro ha avuto la possibilità di accarezzare il sogno più grande per un atleta: il massimo dell’Olimpo, l’oro. L’impresa più bella è a firma di Nicolai e Lupo, che prima conquistano una storica semifinale, traguardo mai tagliato prima dal beach volley italiano e poi, non paghi, approdano in finale, dove si son arresi, non senza combattere (anzi), ai beniamini di casa Bruno e Alison. L’argento che si appendono al collo durante la premiazione ha un sapore amaro, che svanisce nei giorni seguenti, lasciando spazio alla soddisfazione di aver fatto davvero qualcosa di grande: innanzitutto è una pietra miliare nella storia del beach volley italiano, senza trascurare l’aspetto della visibilità regalata a questo sport dalla loro impresa. Si è parlato per giorni di Lupo e Nicolai, su giornali, sportivi e non, tv e su internet si è scritto di tutto. Una bella pubblicità a uno sport che in Italia è in crescita esponenziale e vedremo se in futuro questa vetrina sarà utilizzata al meglio dalla federazione.
All’argento di Nicolai e Lupo si aggiunge un tocco di favola, se si pensa che poco più di un anno fa Daniele Lupo era impegnato a sconfiggere un cancro, mentre oggi festeggia il podio olimpico.  



Insieme al beach volley festeggia anche la pallavolo (almeno il settore maschile): l’Italvolley di Blengini, infatti, va vicinissima a sfatare il tabù dell’oro olimpico, mai vinto, nemmeno dalla Generazione dei Fenomeni degli anni 90, ma alla fine cede al Brasile e alla sua torcida (la tifoseria verde oro), in un Maracanazinho infuocato e pieno in ogni ordine. La finale parla di un netto 3-0 in favore dei padroni di casa, ma è un risultato bugiardo, dove l’Italia ha lottato ad armi pari in tutti i set, sbagliando solo qualche dettaglio decisivo sul finale dei parziali. In semifinale, invece, l’Italia ha affrontato gli USA (vincitori del bronzo) in una rocambolesca partita che ha lasciato l’Italia intera con il fiato sospeso fino alla fine. Gli azzurri vincono agilmente il primo set e conducono anche il secondo, poi si spegne la luce e gli USA salgono in cattedra, annullando i ragazzi di Blengini (25-9 come parziale del terzo set è eloquente) e comandano anche il quarto. Sul 22-20 a stelle e strisce del quarto set gli USA accarezzano la finale, ma non hanno fatto i conti con Zaytsev, vero idolo di queste Olimpiadi, ora conosciuto anche ben fuori dall’ambiente della pallavolo. Lo Zar va in battuta e scaglia cinque battute imprendibili, di cui tre aces, che regalano all’Italia il tie break, occasione che non mancano di sfruttare e volano in finale.
Un torneo positivo, quello della compagine maschile dell’Italvolley, che si conclude con un argento che solo un anno fa (con la cacciata di Rio durante le finali di World League 2015) era impensabile. Il livello di gioco espresso, inoltre, è stato il migliore degli ultimi anni, una vera e propria bella Italia. E poi, se a Londra 2012 è stato bronzo, a Rio de Janiero 2016 argento, cosa sarà a Tokyo 2020?  



Di tutt’altra caratura è stata, invece, il torneo femminile, sia di beach volley che di pallavolo. Le ragazze di Bonitta hanno vinto solo la sfida contro il Portorico nel girone eliminatorio, piazzandosi al nono posto. Un risultato che sta stretto al nostro movimento, frutto di una  pianificazione non adatta all’evento. Servirà fare valutazioni profonde in vista del futuro, per tornare in cima, ai massimi livelli a cui possiamo e dobbiamo ambire. Stesso discorso nel beach volley: si chiude al nono posto l’avventura di Menegatti e Giombini, arrivata all’ultimo (quando sembrava nessuna giocatrice avesse i requisiti) a sostituire Orsi Toth, trovata positiva a un controllo di doping. Servirà ripartire dagli errori commessi per pianificare un futuro del settore femminile del beach volley, ora apparso troppo labile e insicuro.  

Gioie e dolori in questa Olimpiade, ma grazie a tutti gli azzurri per le emozioni che ci hanno regalato!

#shakeyourmind