Collina, vino, Torcetti, presepe

Rivoli, primavera ormai alle porte. Strada composta da due parti: una asfaltata che riporta alla civiltà e l’altra sterrata che si addentra nel bosco. Serve specificare quale delle due imboccheremo? Crepita la terra al nostro passaggio, c’è pace, arriviamo a dei campi di grano, oltre scorgiamo un bel panorama che ci mostra Torino e la sua collina. La zona è quella del Pozzetto. A proposito di colline, la morenica di Rivoli è decisamente sottovalutata. Oltre il Castello c’è un intrico di sentieri costellati di rocce, alberi di vario tipo, flora e fauna che caratterizza l’ambiente con suoni e colori. Si fa anche il vino, in queste zone, e pare che il Nebbiolo nacque proprio qui, attorno al 1200. Vino e Torcetti: perché Rivoli ha anche una sua versione (poco conosciuta, ma indicata ad esempio nella Guida gastronomica d’Italia del Touring Club Italiano, edizione 1931) del celebre biscotto torinese, a base di pasta sfoglia. Tradizioni da riscoprire. 

 

Torniamo al paesaggio, comunque, la tranquillità che ci avvolge interrotta solo dalla frequenza, aumentata, del nostro respiro. Imbocchiamo una stradicciola che costeggia un canale di scolo, presentata come ciclabile ma piuttosto ardua da percorrere a due ruote. Ad un certo punto, superato un arco di fronde, la visione che non ti aspetti: un presepe. All’interno di un tronco spezzato fanno capolino numerose statuette, adagiate sopra un letto di muschio. Due Sacre Famiglie, alcuni pastori, tre o quattro pecorelle. Riparate da una sorta di rudimentale capanna, con il tetto reso impermeabile da uno strato di materiale sconosciuto, forse gomma o qualcosa di simile. Poche tracce di fango qui e lì, segno che il riparo funziona. Gioco innocente di qualche bambino? Curiosa tradizione di qualche famiglia? Sia quel che sia, il ritrovamento strappa un sorriso.


 È come se il tempo in quel punto si fosse fermato, resistendo ostinatamente al cambiamento. Arriveranno gli ormai caratteristici 40 gradi centigradi estivi e nel presepe i figuranti saranno lì, a chiedersi come mai non vibrino nell’aria i canti natalizi. “Maria, ma di solito la gente che ci guarda non indossa cappotti e berretti?”, “Sì Giuseppe, perché?”, “Guarda quel signore, sta correndo in maniche corte”. Questo e molto altro, nei pressi della collina morenica di Rivoli. Andarvi a passeggiare per credere. 

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