Babbi Natale e profumo di benzina

Chi si fosse trovato a percorrere la tangenziale sud di Torino verso le 10 di domenica 2 dicembre, avrebbe potuto scorgere una scena piuttosto singolare. Un Babbo Natale su una motoretta grigia, tutto storto sulla sella nel tentativo di tenere fermo un piccolo cappellino natalizio attorno al contachilometri. Quel cappellino era la punta di un cerchietto per capelli, di quelli che compri a poco prezzo ai negozietti di cianfrusaglie, di quelli che sognerebbero probabilmente sorte migliore di essere investiti dal vento in una mattinata di nebbia, di quelle che appannano il casco senza possibilità di replica.

Un Babbo Natale in Forma”, stessa storia stesso posto stesso bar. Versione 2018. Girava voce ci fossero 10mila anime motorizzate. Forse un’esagerazione, o forse no. Sta di fatto che un paio di anni fa riuscimmo a bagnarci le labbra con un buon caffè, mentre oggi quel caffè distava alcuni chilometri – chilometri zeppi di moto di ogni tipo, agghindate con più o meno gusto a seconda dei casi. N’assalto di creatività, quest’anno. La rotonda in cui abbiamo trovato un pertugio nel quale infilarci pareva il piazzale di uno di quei motoraduni epici delle leggende: gente che sgasava sull’erba, pezzi d’epoca a due ruote, accampamento bianco e rosso brulicante in continuazione.


Ne abbiamo fatta incazzare di gente, stavolta. Automobilisti imbottigliati che scelgono di porsi male fin da subito, col risultato di rimanere ancora più imbottigliati, e preda di risposte col tono più graffiante possibile. “Ma non avete di meglio che fare raduni alla domenica mattina? A chi servono, di fronte ai veri problemi?”, “Ai bambini malati del Regina Margherita, signora”, “Ah…? Ma cosa volete che ne sappia, io!”. Ecco. Però un po’ di casino col clacson fa sempre piacere farlo, catartico, quasi. E anche qualche sgasata ignorante: lo testimoniavano i più sfortunati, con la moto fumante abbandonata a lato strada, eroici caduti in battaglia – ne abbiamo persi tanti lungo il tragitto.


A costo di risultare melensi e ripetitivi, siamo sempre lì: il sorriso del passante che, colto alla sprovvista, caccia fuori il cellulare e tenta di immortalare l’insolito momento ripaga di tutto. Ma poi diciamoci la verità: due ruote, il freddo che ti risveglia, la gente che ti guarda stupita. Cosa vuoi di più?

Shake Your Mind!






FONTE IMMAGINI: foto personali, pagina Facebook "Forma Onlus Torino"