Di motori e scrittori

Personalmente, conosco due modi per fregare il tempo che passa: girare in moto e scrivere. Le primavere ovviamente non smetteranno mai di trascorrere, ma queste due azioni ci permettono di tralasciare tale dato di fatto.


Al giorno d’oggi siamo letteralmente circondati dai beni di consumo, che ci consentono di vivere felici e senza pensieri. Buon cibo e ottime bevande, ai quali aggiungere beni più “culturali” come libri, fumetti, serie tv, film, musica, eppure tutte queste cose non fanno che rendere passivi. Non mi si fraintenda, è tutta roba degna di esistere, di cui non potrei fare a meno: l’essere umano però, a volte, ha bisogno di vivere da protagonista. E allora rieccoci ai due aspetti dei quali sopra, giri in moto e scrittura. Due aspetti che, tra l’altro, ho avuto la fortuna di poter conciliare in un unico spazio, sotto un certo punto di vista. C’è un elemento che li accomuna, una sensazione che li unisce, quel senso di libertà che subito prima di girare la manopola del gas o subito prima di iniziare a digitare su una tastiera prende il cuore. È il momento in cui potremmo spaccare il mondo, scrivere un testo rivoluzionario, raggiungere chissà quale mitico luogo. Poi tutto si ridimensiona, giustamente, ma quella sensazione è pronta a ritornare ogni volta.


Del resto, non si scrive mai né si gira mai in moto solo per passare il tempo. Potremmo non curvare perfettamente, potremmo non realizzare un capolavoro di pagina, ma sono le due azioni stesse a cambiarci, a riempirci. Lo scrittore può giocare ad essere chiunque, mentre il motociclista può riuscire ancora una volta a stupirsi delle piccole cose, a fare di una piccolezza la più grande avventura mai vissuta. È che scrittore e motociclista sono due narratori: il primo immagino lo sappia, il secondo probabilmente no. E invece lo è, perché genera storie.


Non si scrive mai solo per se stessi e, aggiungerei, non si va in moto solo per se stessi. Quando prendiamo in mano una penna -reale o digitale che sia- e quando inforchiamo il casco, ci stiamo rivolgendo all’umanità intera. Perché, volenti o nolenti, possiamo donare a qualcuno l’occasione di sognare una volta in più.

Shake Your Mind!