Filosofeggiando a due ruote

E dunque arrivò il giorno in cui il sottoscritto, letto “Lo zen e l’arte della manutenzione della motocicletta” su un treno di ritorno a Torino, provò ad imitare il buon Pirsig, evitando un dialogo con la propria follia e accontentandosi di una giornata tra i monti, da solo, finendo tra l’altro per perdersi senza una cartina a portata di mano. Questa storia ha un lieto fine, perché lo splendido Col du Galibier non tradisce mai e riporta in italica patria, benché al prezzo di una buona dose di chilometri aggiuntivi: lasso di tempo sufficiente a far piovere il piovibile a poca distanza da casa. Vabbè, fa parte del gioco.



Il libro sopra citato è una di quelle letture che un motociclista non dovrebbe trascurare. In verità parla ben poco di moto, perché le due ruote sono il mezzo per indagare la propria profondità, la propria filosofia di vita. Non crederete che si viaggi solo per macinare strada, no? C’è comunque da dire che il già citato Pirsig se la potrebbe anche godere un po’ di più, la sella: va bene meditare, ma non esageriamo! Si parla di Qualità, l’eccellenza a cui l’essere umano dovrebbe ambire, il suo massimo grado di evoluzione, insomma. È qualcosa che esiste a prescindere da noi, qualcosa verso cui però occorre mettersi in movimento. Girando una manopola del gas? Si può fare. C’è un momento, durante il viaggio, in cui quasi inspiegabilmente senti il bisogno di rallentare, di assorbire il paesaggio attorno a te. Senti di far parte di un sistema, di essere nel posto giusto, ti senti felice. Hai uno scopo, con quel tuo casco addosso, devi andare avanti, raggiungere una certa meta: ecco, credo di aver capito cosa sia la Qualità.


Tra monti e strade tortuose in un niente ti ritrovi assorto nei tuoi pensieri. È quasi ironico che una “cosa” tanto concreta come una motocicletta -con la sua meccanica e tutti i suoi gesti materiali per poterla guidare- ti riesca a portare tanto in alto con la mente. Non resisterei per più di un giorno in quello stato, credo che sia un modo per ricaricare le pile, ma poi occorre tornare alla vita vera. È che ti senti un puntino nel vasto infinito, un puntino però con una testa, un cuore, una mano che può aprire il gas, frenare prima di una curva, schivare un ostacolo o un’auto particolarmente lenta. Vivere avventure per poi ripensarle, riplasmarle in racconti e insegnamenti: autonarrarsi, capacità tipicamente umana che ci ha permesso di evolvere.


Grazie, Pirsig. Grazie anche per avermi quasi fatto rimanere senza benzina. Ecco, la concretezza di cui si parlava.

Shake Your Mind!




FONTE IMMAGINI: foto personali