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Giorgio in sella. Su due ruote con de Chirico

Immaginatevi la scena: l’elegante sala di un castello, un cavallo -vero!- che pende al centro della stanza e un piccolo quadro alla parete, con rappresentati altri due cavalli che più li guardi e più non ci vedi un paio di equini, ma altro. Sono al castello di Rivoli, alla mostra “Giorgio de Chirico. Capolavori dalla Collezione di Francesco Federico Cerruti”, e il dipinto è proprio del nostro metafisico Giorgio. Il cavallo appeso è invece una delle geniali trovate di Cattelan, irriverente artista contemporaneo. Mi sono tra l’altro casualmente imbattuto in una visita guidata, così posso godermi qualche storia in più. E sono felice.





Credo sia difficile trovare un posto che, con le moto, c’entri meno. Eppure quando mi fermo davanti a “Interno metafisico (con faro)” mi viene in mente quando sei lì a pianificare un giro, ti studi la cartina, e già ti immagini i luoghi che visiterai, le avventure che vivrai. Come disegnare un dipinto in un dipinto, più o meno. È il bello della metafisica: andare oltre la percezione, finire per navigare in chissà quali pensieri. Storia che si ripete ad ogni cavalcata motociclistica, del resto. 


Giusto, gli equini. La ragazza che ci fa da cicerone è abile: ci racconta che l’animale è l’unico punto di contatto tra due opere per il resto lontanissime. Il quadrupede penzolante si intitola “Novecento” e rappresenta gli aspetti che hanno caratterizzato l’uomo dell’ultimo secolo, come l’inutilità che i cavalli, con l’avvento delle nuove tecnologie, hanno accumulato al punto -appunto!- di poter diventare tranquillamente opere d’arte, a simboleggiare un’epoca di crisi e di vuoto interiore. Da motociclista un po’ mi sento in colpa: siamo noi ad aver sostituito gli zoccoli con un paio di più solide e affidabili ruote. E poi “Due cavalli”, di de Chirico. Due animali bianchi, fieri e pieni di energia, al punto da fondersi quasi in un unico essere mitologico (parole della guida eh?). Ah, l'energia, la velocità! Ah l’amore per l’avventura! Qui si entra in un campo più ospitale, qui si torna a parlare di qualcosa che, con il motociclismo, c’entra eccome.


Credo che uno dei meriti dell’arte sia proprio quello di riuscire a raccontare delle idee che ritornino nella vita quotidiana. È una cosa che tra l’altro funziona anche con le moto. Bravo, Giorgio.

Shake Your Mind!  



FONTE IMMAGINI:

foto personali