Incontro con i monaci Shaolin

Di Stefano Rolfo


Nella località di Dengfeng, a quasi un migliaio di chilometri da Pechino, è situato uno dei monasteri più importanti ed affascinanti al mondo: il tempio dei monaci Shaolin.
Costruito intorno al 495 d.C. sul versante settentrionale del monte Songshan, una delle cinque montagne sacre del Taoismo, l’insieme di templi si estende entro una foresta, comprendente anche la Pagoda Forest, inserita nel patrimonio mondiale dell’Unesco, utilizzata per le pratiche dei monaci guerrieri. Quest’ultimi praticano il Kung Fu, che unisce la meditazione all’abilità delle arti marziali.

Conosciuti per i loro allenamenti estremi intesi a rafforzare ogni singolo muscolo del corpo in concomitanza con la gestione dell’afflusso di energia, il Qi, sin dalla tenera età i monaci sviluppano forza e resistenza a livelli impressionanti. Tramite la meditazione ed il controllo del respiro, i meridiani energetici presenti nel corpo umano permettono di far confluire la forza nel punto che sferra il colpo.
Alcune delle loro tecniche d’esercizio consistono nel provocare un callo sul cranio colpendolo a ripetizione con enormi pesi o addirittura il rafforzamento del collo, effettuato appendendosi con un cappio nella posizione meditativa del loto. Vengono svolte molte altre pratiche fuori dall’ordinario umano. Con l’avvento dello scetticismo occidentale, altre capacità più estreme sono valse come dimostrazione della loro forza, attuando sfide coinvolgenti, oltre alle classiche aste di ferro posizionate con forza contro la fossetta del giugulo, persino dei trapani in opposizione alle tempie.

Venuto a conoscenza degli Shaolin, sin da adolescente fui molto affascinato da questo superamento dei limiti umani. Una volta in Asia ho deciso di cogliere l’occasione per visitare la Cina e, tra le svariate bellezze del Paese, provare ad entrare in contatto con gli esseri più forti al mondo.  
Arrivato a Luoyang da Xi’an, antica capitale dell’impero cinese, sono salito su un pullman locale diretto verso il monte sacro, ritrovandomi dinnanzi all’entrata principale del tempio.
Una roccia con sopra incisi dei caratteri cinesi si trova di fianco ad una statua di un monaco con le mani congiunte di fronte al cuore; all’ombra dei monumenti si scorge un arco composto da tre ingressi. Varcandone la soglia si entra nella foresta agglomerata di monasteri. 
Dopo un chilometro di camminata si giunge ad una rampa di scale ornata da disegni ed incisioni di guerrieri in azione; valicando l’ultimo scalino si mette piede sul piazzale dove vengono svolti molti degli allenamenti a corpo libero. 


Il parco di templi si estende per oltre dieci chilometri, raggiungendo quasi la cima della montagna. Arrivato in ritardo per via della distanza percorsa tra una città e l’altra, mi sono trovato ad evitare l’afflusso di turisti intenti a rientrare verso la civiltà. Immaginavo che i monaci si sarebbero tenuti lontani dal pubblico, ritirandosi quindi nella foresta più lontana, segnata dalle indicazioni a 12 chilometri di distanza dall’entrata. Con dieci chili sulle spalle mi sono incamminato per la salita. Erano le quattro di pomeriggio di metà gennaio 2017. Il sole sarebbe tramontato in poco meno di due ore. Dovevo affrettarmi per non perdere l’unica opportunità di incontrare i monaci. Dopo una lunga camminata ho chiesto ad una famiglia cinese che discendeva l’ultimo tratto in salita quanto mancasse al monastero degli Shaolin.
“Qui sopra c’è solo un santuario. I monaci sono a due chilometri dall’entrata principale, prima della foresta di pagoda!” 
Per lo meno ora tutta la strada sarebbe stata in discesa. 
Sopraggiunto all’unico tempio nel quale non ero entrato, vidi una folla seduta su delle poltroncine godersi uno spettacolo: gli Shaolin si stavano esibendo in sequenze sceniche di arti marziali. Con la sala gremita di volti orientali, mi sono posizionato sulle scale fiancheggianti il palco. 

Tra un ferro piegato con il collo ed un palloncino fatto scoppiare con un ago che attraversò un vetro testato anche dal pubblico, ho intravisto dietro le quinte alcuni monaci giocherellare tra loro. 
Mi dirigo immediatamente nel corridoio dietro la sala e con una facilità sbalorditiva sono riuscito ad entrare in diretto contatto con loro. Il più grande mi ha accolto cordialmente. Posato lo zaino, mi sono intrattenuto in una conversazione nella quale molteplici risposte alle mie domande sono state soddisfatte. Il mio interlocutore aveva 17 anni ed era il più anziano tra gli altri ragazzi. Tutti incominciano intorno ai 5-6 anni e fino ai 18 praticano quotidianamente il Kung Fu. La loro giornata tipo inizia alle quattro del mattino meditando fino alle sei. Gli allenamenti si protraggono fino alle cinque del pomeriggio quando, al calar del sole, ognuno di loro si ritira nella propria stanza per la meditazione serale antecedente il sonno. 
Parlano un ottimo inglese in quanto istruiti sin da piccoli da un insegnante qualificato e durante l’anno viaggiano verso altri paesi per ritiri a scopo dimostrativo. Durante la conversazione sono stato accerchiato da altri tre ragazzi: due poco più giovani del primo, mentre il più piccolo, che prima avevo visto svolgere insieme agli stessi compagni mosse straordinarie, aveva 8 anni. Dopo aver compiuto il 18esimo compleanno ognuno è libero di intraprendere la strada che si reputa più opportuna. Molti diventano insegnanti, chi all’estero, chi in Cina. Più parlavamo e più il monaco appariva amichevole e simpatico nei confronti di tutti. 
Dopo quasi dieci minuti di chiacchierata ho chiesto il permesso di scattare una foto insieme a loro. Si sono guardati intorno: il loro maestro proibiva di fare foto con i turisti, ma in quel momento, non essendo sorvegliati, hanno acconsentito. Il mio cellulare si era appena scaricato, così ho fatto una foto veloce con la mia GoPro. Lo scatto lascia a desiderare, ma il ricordo di quella giornata nella quale venni addirittura salutato con un abbraccio, molto inusuale per gli orientali, rimarrà impresso nella mia memoria come uno dei giorni più emozionanti della mia vita.


Shake Your Mind!


Fonti immagini: kungfufever