La perla blu del Marocco e una curiosità da “capogiro”

Di Stefano Rolfo

Tra le vette della catena montuosa Rif, nel nord del Marocco, è situata una cittadina famosa ormai nel mondo per le sue sfumature blu.
Ci è voluto un tragitto tortuoso per giungere da Tangeri a Chefchaouen, una delle città più pittoresche del paese, se non del nord Africa.


Con la consueta quiete di un paese montuoso, Chaouen (come viene chiamata dagli autoctoni) è una meraviglia che non ci si aspetterebbe di trovare in questa maniera.
Con gran sorpresa, un luogo così famoso sul web per la grande offerta di scorci mozzafiato non è ancora invaso dal turismo di massa, permettendo quindi di esplorare nel silenzio sovrano i vicoli caratteristici.
Nella quiete mattutina, si può visitare ogni angolo senza incontrare alcun turista. Qualche negozio è ancora chiuso e solo alcuni anziani e lavoratori camminano per le strade tra tappeti e gatti dormienti mentre i raggi solari penetrano tra le case.


Ci sono opinioni discordanti riguardo la tinta blu che caratterizza lcittadina. 
Potrebbe essere per tenere le zanzare a debita distanza, o per via della ricca densità di Ebrei di inizio 900, o ancora, per tenere lontani gli spiriti maligni. 
Fondata nel 1471, venne principalmente utilizzata come allocazione strategica per combattere l'avanzata portoghese.
Effettuando una camminata in salita si può raggiungere una moschea dalla quale si ammira la cittadina con tutte le pareti blu rivolte in direzione del versante sul quale è stato eretto il luogo di culto sacro agli islamici.
Consapevoli della storia e ammirando le montagne ad incorniciare tale dipinto, non si può che rimanere ammaliati dallo scenario rimarcato dalle luci del tramonto.

…ma c’è anche un altro tipo di turismo da queste parti. Compiendo un tragitto di un’ora tra i tornanti montuosi si può raggiungere una delle valli con più valore al mondo.  
In quest’area il 40% della marijuana mondiale cresce spontanea, dando la possibilità al Marocco di avere clienti che da tutta Europa organizzano illegalmente traffici di tonnellate di Ashish (resina ricavata dalla cannabis) di prima qualità. Nonostante sia illegale crescere, raccogliere, possedere e fumare la sostanza all’interno del paese stesso, fare tutto ciò è un’usanza comune. Fino all’indipendenza del Marocco, avvenuta nel 1956, produrre e consumare la sostanza era legale in molte regioni della nazione, ma nonostante la proibizione da parte del governo, grazie all’afflusso di hippie dall’Europa e dal nord America, negli anni ’70 il commercio si è ampliato esponenzialmente.  
Oggi il Marocco è il più grande esportatore mondiale di resina di marijuana.

#ShakeYourMind!