Rivoli, due ruote, passione, libertà

Quanto è difficile iniziare a scrivere qualcosa di nuovo. È che ci sono tanti elementi da considerare: come non essere banale, come proporre qualcosa di interessante, come condividere i tuoi obiettivi in poche ma efficaci parole. Come comunicare le sensazioni che si provano salendo in sella senza risultare banale e scontato? Perché poi, una volta che si è partiti, si avanza. Ma, come ben sa chi non ha l’accensione elettrica -e il mio Suzukino 250 X fortunatamente ce l’ha- è la partenza ad essere critica.

 Mi sono venute in mente due parole: libertà e passione. Parole sfruttate e strizzate fino al midollo: prendete un qualsiasi giornale motociclistico, su. State pur certi che troverete una delle due parole almeno una decina di volte. Allora ho pensato ad un esempio. E’ da quando infilo casco e guanti che non riesco a levarmi di torno un pensiero. La mia Rivoli, la nostra Rivoli, possibile che non abbia una strada da moto? Una di quelle strisce d’asfalto che ti permette di allungare di qualche chilometro il giro, per poter dire: “sì, anche la mia città ha due belle pieghe da fare”. No, sembrava non averne.

 C’è la strada che porta a Bruere. Qualche lieve curva, qualche campo sconfinato, il Musinè in lontananza che ti fa ciao ciao con la manina: la usavo per far prendere un po’ d’aria al mio scooterino, un bel po’ di anni fa, ma è fin troppo corta e fin troppo poco soddisfacente. La piacevole scoperta invece è avvenuta quasi per caso, appena ho smesso di farmi domande. E pensare che ce l’ho sempre avuta lì davanti al naso. Lungo la strada che porta a Villarbasse, appena dopo l’ospedale, c’è una rotonda; prendendo la seconda uscita ecco che una ripida salita ti sbatte l’asfalto in faccia; una simpatica e stretta “esse”, qualche villa pacifica e qualche cambio di direzione;  monti, verde e sole tutto intorno, poi ci si immette in una stretta viuzza, si costeggia un muricciolo che sa di antico e si arriva alla rotonda di Piazzale Mafalda di Savoia, con i dolci e imponenti mattoni del castello a fare da guardia; foto d’obbligo, occhiata al panorama che domina su tutto il torinese, giù percorrendo il pavimento di sanpietrini come nelle città turistiche, discesone di Corso De Gasperi che sembra un viale marittimo e via, immersi di nuovo nella civiltà.

 Eccole qua, passione e libertà. Vedere un’avventura dove in teoria non c’è, gustarsi le piccole cose, (ri)scoprire qualcosa di nuovo. Senza la mia dueruote, tutto questo non lo avrei mai fatto.

Shake Your Mind!