Stare bene

Pretendere di stare bene su un mezzo che per sua stessa natura è votato al movimento è un bellissimo controsenso, esattamente come altro bellissimo controsenso è pretendere che una dueruote renda felici se non si è disposti ad esserlo. Amo la selvaggia tortuosità del Col del Lys, sarò già salito su una cinquantina di volte e sarò stato felice in non più di una decina di occasioni: vuoi per la piccola utilitaria che di farti passare proprio non ne vuole sapere, vuoi per quella buca proprio al centro della carreggiata che la volta prima non c’era e che tu hai beccato in pieno, vuoi per l’arietta troppo frizzantina, il motore che singhiozza, l’umidità, il caldo, gli insetti, il ritardo, e potrei tranquillamente continuare.


Per “stare” bene occorre fregarsene del tempo che passa, galleggiare leggeri sopra le ore. Stai bene se è la mente a stare bene, indipendentemente dalle condizioni dell’asfalto, dalla bellezza dei paesaggi e dall’abilità nelle curve. Del resto la motocicletta non è che un insieme di ferro, plastica e altro materiale governato da noiosi e complicati princìpi: siamo noi ad attribuirle bellezza, armonia e storie da raccontare. Non si va in moto per stare bene, si sta bene per andare in moto; logica elementare eppure fondamentale. Occorre lasciarsi trasportare dalle correnti, abbandonare per un attimo la razionalità, anche perché smetti di stare bene quando inizi a pensarci. Sei lì che affronti le pieghe con una sicurezza mai provata prima quando ad un certo punto te ne rendi conto e scatta qualcosa, dentro di te, che rende tutto più artificiale e meno immediato. Finisce l’incanto, insomma. C’era un qualche poeta che parlava di “moment of being”, vecchie reminiscenze scolastiche: momenti di essenza, d’essere, d’esserci. Stare. Stare bene, ecco che torna tutto.


Stiamo provando a parlare di cose che non sarebbero da spiegare, sono da vivere. Il motociclista fatica a descriverle, ma sorride ripensandole. A volte, forse, più che stare bene, occorrerebbe”so-stare” bene. Fermarsi. Un altro bel controsenso, perché la meta è il viaggio, no? In fondo, però, quando giriamo la manopola del gas non siamo noi a metterci in movimento: è il nostro destriero che avanza, lasciandoci liberi. Liberi di fluttuare, e liberi di stare bene.

Shake Your Mind!






FONTE IMMAGINI: foto personali